Pezzo diviso in due parti. Incomincia la prima, postferragostano lettore presta perciò attenzione. Poche vere vacanze, quest’anno. Sono tornato da poco da San Benedetto dove ho ritrovato l’amico Maurizio, ristoratore amante di
vino e cultura. È lui uno degli animatori del Festival Leo Ferrè, due giorni di immersione nella poesia francese et dans la chanson. Per il resto sole mare e buona cucina. Viaggio come sempre in treno, tempi più lenti, ma non importa. Si ha la possibilità di guardare il mondo dal finestrino, sgranocchiandosi qualche libro. Non ho rinunciato a qualche lettura in terra marchigiana. Nella sacca sono scivolati due libri che hanno un unico protagonista, Arthur Rimbaud, il ragazzetto terribile e geniale che non affrontavo da tempo immemorabile, se si esclude qualche sporadica rilettura (le bateau ivre, par exemple) rinfrescata magari da un film come Poeti dall’inferno, con Leonardo di Caprio ben calato nella parte. Due libri su Rimbaud, ma distanti mille leghe. Il primo, di Edmund White, difficilmente definibile. Esteriormente una biografia appassionata del genio francese, in pochi anni capace di bruciare “tutte le tappe della storia della poesia: dal verso latino al Romanticismo, al Parnassianesimo e al Simbolismo, fino a giungere al Surrealismo ancor prima che questo nascesse”(p. 140). E dunque un lungo viaggio nella poesia e nella polvere delle strade fra Charleville Parigi, Bruxelles, Londra, l’Africa. White costruisce però tale biografia critica insistendo sul tema della “doppia personalità” (p. 32), per altro estesa all’altro polo della coppia Rimbaud-Verlaine (vedi di quest’ultimo p. 65). Proprio tale scelta di lavorare soprattutto sul tema dell’ambiguità, e in particolare sull’omosessualità di Rimbaud, permette a White di intrecciare nel racconto anche la sua autobiografia. Studiare e
comprendere Rimbaud è infatti per l’autore (inizialmente “omosessuale frustrato, aspirante scrittore, frocio ribelle”, così a p.15) un’ancora di salvezza, una sorta di clamorosa autorealizzazione del sé più profondo. In tale intreccio sta il pregio ed il limite del libro. La fortissima simpatia per Rimbaud, da un lato affila la penna e l’intuizione critica di White, dall’altro un po’infastidisce i lettori per certe inutili insistenze (cf. a p. 127 la descrizione della visita anale a cui fu sottoposto Verlaine).
Del tutto diverso il secondo testo, di Yves de Bonnefoy, nientemeno. Grande poeta e auscultatore finissimo di poesia, Bonnefoy presenta qui in una nuova versione, che rappresenta un’estrema messa a punto della sua visione, il lavoro di un cinquantennio: dallo storico e fortunatissimo Arthur Rimbaud (1961) al recente e inedito Notre besoin de Rimbaud (2008). Una lunga fedeltà dunque intorno alla biografia e soprattutto intorno ai testi di Rimbaud. Che per Bonnefoy significa una ricognizione intorno alla sorgente ed alla genesi della poesia moderna. Saggi da centellinare, da leggere come un articolato profilo critico della poesia moderna, ma anche come una sorta di diario (di Yves) in compagnia di Arthur. Alla ricerca di risposte, o forse di domande.
Ecco i dettagli bibliografici dei due testi presi in esame:
> Edmund White, La doppia vita di Rimbaud, traduzione di Giorgio Testa, Minimum Fax, 2009. Pagine 186 per 14 euro.
> Yves Bonnefoy, Rimbaud. Speranza e lucidità. Donzelli, 2010. Pagine 300 per 30 euro.
UN PROGETTO AMMIREVOLE
Seconda parte ha inizio, aguzza la vista baldo lettor. In questa puntatina postferragostana voglio lasciare un po’ la parola agli amici e ai lettori per proporre delle iniziative che mi paiono interessanti ed in linea con la filosofia bibliofila che
sostiene questo nostro cantiere cartaceo. Che forse rischia tra non molto di non poter più toccare ed annusare e palpare l’oggetto del suo desiderio mai sopito. Che ne sarà del libro tradizionale, parallelepipedo di carta scritta, copertinato, rilegato, odoroso come una ragazzina dopo la doccia? Il libro, oggetto quasi perfetto, ombra divina, sospiro sacro, visto che le grandi religioni discendono da esso, il Libro, appunto. Che ne sarà della nostra cultura, di noi, miopi lettori di infiniti caratteri inchiostrati e impressi su fogli bianchi da postillare, chiosare, interpretare per saecula saeculorum? Tutto forse sta finendo e s’apre un’alba nuova, e non è detto che non sia radiosa. Forse bisogna mettere da parte i pregiudizi (ma l’è dura!) e vedere appunto l’alba dentro l’imbrunire. Il futuro oltre il passato ed il nostro presente di incalliti lettori. Si apre una nuova era, quella degli e-book e dei libri in rete, si dischiudono nuove possibilità, chissà. Un libro (per il momento ancora tradizionale) ci aiuta a delineare meglio il futuro prossimo venturo. L’ha scritto Gino Roncaglia e si intitola La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro. L’editore è il solito coraggioso ed encomiabile Laterza, Costo 19 euro per 285 pagine.
Come al solito ho divagato, ma non troppo visto ciò che verrà immantinente Ora davvero cedo la voce a Giuseppe Bearzi (giuseppe.bearzi@alice.it), che ha messo in piedi un bellissimo progetto che da neonato si va facendo bimbetto e promette di diventare presto adolescente e poi adulto. Ciò che segue è tutta farina del suo sacco e del suo ingegno. Relata refero.
“I piccoli, suggestivi, medievali abitati dell’Umbria si stanno spopolando, perché i ragazzi, non trovando opportunità qualificate e qualificanti di lavoro, se ne vanno altrove, nelle città più grandi o in altre regioni del mondo, in cerca di una vita dignitosa. Restano gli anziani, persone che mirano a godersi ciò che hanno più che a innovare o sviluppare ciò che è. Ma se i ragazzi migrano, i luoghi muoiono ed ogni giorno di più ci troviamo a camminare per viuzze antiche, ma vuote, silenziose, ogni giorno più degradate e deturpate dall’egoismo locale o dall’ingordigia globale.
Tutti quei castelli, villaggi vocaboli, hanno storia, usi, costumi, tradizioni, interessi che, con l’esodo giovanile, scompariranno. Ad andarsene per sempre sarà anche un patrimonio storico, culturale, etico, sociale che tutto il mondo civile c’invidia e che qui le grandi bocche piene di parole lasciano morire e che pochi mecenati tentano di salvare con nuovi spunti, idee, azioni, ma quasi mai nella loro integrità. Ora, insieme a chi già sta tentando – ciascuno a modo proprio – di ravvivare questi luoghi, s’è affiancata con le “biblioteche dei libri salvati” anche INTRA (www.intra-umbia.eu), un’associazione nata nel 2008 con sede a Colle Baldo di Piegaro.
Ogni anno sono editi in Italia oltre 60 mila libri, La maggior parte resta nelle librerie otto dieci mesi, per rientrare spesso invenduta dai loro Editori e poi finire al macero. Se ogni anno vengono editi 60 mila libri, ce ne sarà qualche migliaio di inediti vuoi perché troppo di nicchia vuoi perché l’Autore non ha trovato un Editore disposto a pubblicare le sue opere. Questi inediti, spesso frutto degli studi di una vita di una persona, finiranno sul fuoco. Se a questi aggiungiamo i libri fuori commercio degli anni passati, le riviste, i film, vhs, dvd, cd, gli spartiti, scopriremo un patrimonio immenso che non sarà mai convertito per gli e-book, anche se importante ed utile. Un patrimonio destinato a sparire, a finire prima nei depositi delle biblioteche pubbliche o nelle soffitte di vecchie case, poi nelle riciclerie o – pagina dopo pagina – ad accendere il fuoco dei caminetti.
INTRA in poco più di due anni, ha raccolto oltre 10.000 libri, 1.200 riviste, 1.500 fumetti, 1.500 tra film, vhs, dvd, 400 tra nastrocassette e cd, alcuni spartiti, una ventina di manoscritti, un erbario. Che ne sta facendo? Li sta distribuendo in “biblioteche multilingue” nei piccoli vocaboli, castelli, villaggi dell’Umbria in base al tema scelto dagli abitanti stessi in funzione dei loro usi, costumi, tradizioni, interessi. E’ questa scelta, infatti, a determinare il successo dell’iniziativa, perché scopo di una “biblioteca dei libri salvati” non è accumulare sui libri polvere e ragnatele, ma essere punto d’incontro, di riferimento, d’iniziative legate allo spirito del luogo e agli interessi degli abitanti. Di “biblioteche dei libri salvati” - grazie alla collaborazione con Comuni, Scuole, Associazioni - ne sono già sorte una dozzina e altrettante hanno già scelto il loro tema per costituirsi a breve. Significative anche le prime esperienze: c’è chi accampa difficoltà per giustificare le proprie inadempienze; chi invoca regole diverse da quelle codificate per stendere un velo sulle proprie carenze pratiche; chi, infine, con semplicità, volontà e zelo è non solo partito, ma già ottiene i primi successi di partecipazione ed azione.
Elementi basilari per il successo dell’iniziativa sono la scelta del tema più consono al luogo della ”biblioteca”, e la partecipazione attiva delle istituzioni ed associazioni locali. Così San Savino, sulle sponde del lago, ha scelto come tema il “Trasimeno”, San Venanzo, che ha un vulcano, ha scelto “Magmi e Vulcani”, Castel dei Fiori i “Giardini”, l’Istituto Agrario di Todi “Agricoltura e Zootecnia”, Torgiano “il Vino e la Civiltà Contadina”, Monte del Lago “la Civiltà dell’Olio”, ma ci sono anche “i Libri dei Ragazzi” a Piegaro, “Fotografia e Cinematografia” a Tavernelle, “Musica Lirica” al Liceo di Todi, le “Fonti Rinnovabili di Energia” a Monteleone d’Orvieto e via elencando.
Chi ha scelto il tema giusto – come Marsciano, Castel dei Fiori, Tavernelle ed altri ancora -, sta procedendo a gonfie vele e sta trasformando la propria “biblioteca” in “laboratorio dei libri salvati”: qui i libri diventano mattoni con cui costruire eventi incontri, attività, escursioni, opportunità per il futuro, occasioni di lavoro e d’interesse per i giovani non più rassegnati ad un futuro altrove”.
Ecco tutto. L’iniziativa è splendida e prometto ai miei lettori di andare a controllare personalmente come procedono i lavori. Alla prossima, a vacanze invero finite, consumate, sperperate, fate vobis.

















